
Questo ragazzo di 24 anni, si chiama
Davis Warren, si è trasferito a Stanford a gennaio di questo 2026 e potrebbe diventare il prossimo QB titolare dei Cardinal. Ma indipendentemente da tutto questo, la sua storia, non solo sportiva, fatta di dolore, resilienza e perseveranza, merita assolutamente di essere raccontata. Perché
è la storia di un “vincente”, ma non nel senso che viene di solito attribuito a questo termine da chi crede di sapere chi è davvero "forte" e chi invece non lo è nello sport chiamato "American Football" da questa parte dell’oceano... Davis nasce a Los Angeles il 9 gennaio del 2002 e cresce nella immensa metropoli Californiana, un ragazzo bianco e biondo, praticamente un angelo nella “Città degli Angeli”, con un fisico più da surfer di Malibu che da giocatore di football.
A 15 anni viene iscritto alla Loyola High School, scuola superiore privata cattolica Gesuita che è anche una delle più famose di Los Angeles, dato che si trova nel cuore della Great LA, in Venice Boulevard, una delle arterie principali, un viale che nemmeno 2 miglia a Est inizia la sua percorrenza verso l’oceano pacifico di Venice Beach dal Convention Center di Downtown LA, per intenderci dove c’è la Cripto Arena dei Lakers, il palazzo dello sport con le statue degli immortali NBA, luogo che per i nostalgici come il sottoscritto rimarrà comunque per sempre lo Staples Center.
Siamo nel 2017 e Davis diventa il più che promettente QB titolare della sua scuola. Ma verso la fine del primo anno qualcosa non va. Davis mangia poco, inizia a dimagrire, perde peso. Avverte talvolta stanchezza estrema, inizia a stare male. Nel suo secondo anno gioca pochissimo, ma non è questo ciò che conta davvero. Nel Marzo 2019 ha da poco compiuto 17 anni quando gli comunicano una terribile diagnosi: leucemia mieloide acuta, un tumore del sangue e del midollo osseo. Una malattia tremenda, che per i bambini piccoli ha un tasso di sopravvivenza del 66%, ma che scende sotto al 30% per gli adulti.
Si trasferisce con la famiglia nel New Jersey per affrontare un calvario di almeno 5 mesi di ospedalizzazione e di cicli continui di chemioterapia intensa. Perde 18 kg di peso, e naturalmente tutti i capelli. Nei mesi infiniti di trattamento lo si vede sorridere solo quando può finalmente lanciare l’ovale al padre in un momento di respiro all'aria aperta, una delle pause concesse ai pazienti nello spazio verde della struttura di ricovero. Mantiene dentro il grande sogno di tornare a giocare a football e desidera fortissimamente poterlo fare anche al college.
Il 12 agosto 2019, viene dichiarato "cancer-free" e suona la campana che segna la fine delle sue chemio terapie.
Arriva malapena ai 70 kg quando può tornare su un campo da football liceale, a metà di quella che sarebbe la sua stagione junior, alla Peddie School di Hightstown nel New Jersey, un borgo di East Windsor nella Contea di Mercer, quella di Princeton per intenderci. Deve sottoporsi a esami del sangue settimanali solo per ottenere l'autorizzazione a giocare ogni singola partita. Una settimana le sue piastrine sono troppo basse e viene quindi escluso. Frustrato, sente dire che il succo di papaya può aiutare con le piastrine e così ne ordina un estratto su internet per berlo praticamente ogni giorno. "Aveva un sapore disgustoso", dirà in seguito.
Nella speranza di ottenere una maggiore visibilità con gli osservatori dei college, decide di trasferirsi nel 2020 alla Suffield Academy, una delle migliori squadre del Connecticut, per il suo ultimo anno. Ma l'intera stagione viene annullata a causa della Pandemia.
Tuttavia, gli allenatori di Suffield, scuola che ha sempre prodotto un buon numero di giocatori per la Division I, riconoscono il potenziale di Warren nei pochi allenamenti svolti. In un momento così particolare per tutti, contattano alcuni college che conoscono e tra questi, Michigan, dove il famoso HC Jim Harbaugh offre a Warren una possibilità: aggregarsi alla squadra, pur senza borsa di studio.
Arrivato quindi ad Ann Arbor da walk-on nel 2021, lavora duramente come quarterback dello scout team, tanto da impressionare i coach per la sua etica del lavoro e riesce a guadagnarsi infine una borsa di studio completa alla fine del 2022. È pertanto a tutti gli effetti un membro dei Michigan Wolverines 2023, quelli di Harbaugh e Minter che vincono il titolo nazionale NCAA, e debutta persino per pochi minuti all’inizio della stagione, nel mese di settembre, sostituendo nel garbage time di 3 larghi successi (contro East Carolina, UNLV e Nebraska) il titolare J.J. McCarthy. Nessun completo per lui su 5 tentativi in tutto, con 1 intercetto. Ma ancora una volta, non sono certo le statistiche quelle a contare…
Nel 2024, con la partenza per la NFL dei membri principali del coaching staff e di diversi (12) titolari, vince il posto da starting QB dopo lo spring game. Debutta quindi come titolare nell’opener contro Fresno State, completando 15/25 passaggi per 118 yard, con un intercetto ma anche con il suo primo td-pass al college, un completo da 18 yard per il TE Colston Loveland. In week 2 contro la No. 3 Texas, lancia 22/33 per 204 yard, con 1 td-pass e 2 intercetti. Poi ha la classica partita sbagliata in week 3, dove lancia in un tempo altri 3 intercetti in altrettanti incompleti contro Arkansas State, venendo giustamente panchinato. Ma non smette mai di lavorare in sala video, vuole capire sempre dove ha sbagliato.
Deve guardare dalla sideline le successive 4 partite che danno avvio alla season 2024 di Big Ten Conference. Dopo due W di misura contro USC e Minnesota, arrivano però altrettante sconfitte nelle trasferte contro Washington ed Illinois, così Warren riottiene il posto da titolare a fine ottobre, nel sentito derby contro Michigan State di week 9 giocato ad Ann Arbor. Completa 13/19 per 123 yard, con un td-pass ancora per Loveland e nessun turnover, guidando i Wolverines alla vittoria sugli Spartans per 24-17.
Nel mese di novembre, prima arrivano due sconfitte contro l’allora n.1 Oregon (nonostante 2 td-pass di Warren) e contro Indiana, poi la regular season si chiude bene per Michigan con le vittorie contro Northwestern e soprattutto a Columbus contro Ohio State (anche se Warren lancia due intercetti in momenti chiave della gara). Dopotutto, in qualla stagione Michigan ha ancora giocatori di alto profilo in squadra, come i futuri first rounder TE Colton Loveland e i DL Mason Graham e Kenneth Grant, ma anche il CB Will Johnson e il LB Josaiah Stewart. Ciononostante, non è più la corazzata guidata da Jim Harbaugh e Jesse Minter dell’anno precedente.
Nel ReliaQuest Bowl (ex Outback Bowl) del 31 dicembre al Raymond James Stadium di Tampa, vinto poi per 19-13 contro Alabama, Warren gioca un ottimo inizio di partita, con tanto di td-pass nel primo quarto, dove i Wolverines salgono addirittura avanti 16-0 (con 3 FG). Poi, Alabama rientra sul 10-16 alla fine del primo tempo, anche se le statistiche di Warren dicono 9/12 per 73 yard e td-pass. Tuttavia, la sfortuna gli recapita una nuova prova da superare, perché nel terzo quarto di gioco si rompe l’ACL del ginocchio destro, un infortunio importante che lo costringerà a restare fuori anche per tutta la stagione 2025.
Adesso la scelta di andare a Stanford come post-laureato, dettata probabilmente anche dal licenziamento dell’HC Sherrone Moore a causa dello scandalo che ha coinvolto ad Ann Arbor l’ex OC di Harbaugh. O forse semplicemente per poter seguire dei corsi specialistici post-laurea e magari inseguire altri sogni. Giocherà nello stesso college dove Jim Harbaugh ha dato una svolta alla sua carriera da allenatore. In quella Bay Area dove ha anche avuto la prima opportunità NFL con i 49’ers.
E pensare che la famiglia Warren (abitano a Manhattan Beach), vive praticamente a cinque minuti di auto da “The Bolt”, la nuova Facility e centro di allenamento dei Chargers a El Segundo, dove Jimbo è di nuovo un HC NFL.
Warren, che ha redshirtato il primo anno al college (2021) e ha avuto un medical redshirt per il 2025, a 24 anni compiuti ha comunque ancora due anni di eleggibilità per proseguire nella NCAA se ne avrà voglia. Praticamente fino a 26 anni, anzi alla soglia dei 27, un’età in cui i QB "predestinati", grandi e fortunati campioni del gioco, hanno magari già vinto il Super Bowl. Ma anche Davis ha vinto. La sua storia è diventata un simbolo di speranza per tanti, portandolo a condividere la sua esperienza per motivare bambini e giovani che combattono contro il cancro. La sua incredibile ascesa, da paziente oncologico a leader di una delle squadre di football universitario più prestigiose negli Stati Uniti, viene giustamente considerata una delle storie più ispiratrici del mondo dello sport recente.
